Manifesto per persone libere in un mondo libero

Posizione approvata durante l’Assemblea straordinaria del 31 agosto 2019 a Olten

 

Il termine “libertà” è attualmente il cavallo di battaglia della destra e dei liberali. In effetti, chi è contrario alla libertà? Bisogna però analizzare da vicino cosa si intende con questo concetto. La definizione liberale di libertà è un concetto di esclusione: la libertà dell’individuo finisce dove inizia il profitto di pochi. Il nostro concetto di sinistra della libertà, è invece inclusivo: la mia libertà determina la tua libertà. Questa è la base della solidarietà. Per questo motivo lottiamo per la libertà degli altri. Nessuno è libero finché non lo sono tutt*.

 

Tutt* hanno lo stesso diritto ad una buona vita, cioè libera e autodeterminata. Una vita libera dallo sfruttamento economico, dal paternalismo sociale e dall’oppressione statale. Questa libertà di condurre una buona vita viene però limitata ogni giorno da diversi sistemi oppressivi: il capitalismo, il patriarcato, il razzismo e il (post-) colonialismo rendono impossibile – anche se non nella stessa misura, nella stessa maniera – che la maggioranza della società possa condurre una vita secondo le proprie esigenze e capacità.

 

La forma in cui è attualmente organizziamo la nostra economia, e di conseguenza la nostra società, è ovviamente incapace di mantenere la promessa civile di libertà per tutt*. Lo è in Svizzera come nel mondo: le 300 persone più ricche in Svizzera sono diventate più ricche di 200 miliardi di franchi svizzeri dallo scoppio della crisi finanziaria, le riduzioni dei premi vengono ridotte in modo generalizzato, almeno una donna* su cinque in Svizzera subisce un’aggressione sessuale nel corso della sua vita, la violenza maschile è la principale causa di morte per le donne* tra i 15 e i 44 anni, l’anno passato in tutto il mondo c’erano più persone in fuga che mai e, la minaccia della catastrofe climatica mette in discussione la sopravvivenza dell’umanità nel suo complesso.

 

La libertà borghese è in prima linea la libertà dalla responsabilità individuale e la libertà dell’1% di arricchirsi a spese degli altri. È la libertà delle banche di ottenere profitti investendo nelle energie fossili, che viene ritenuta superiore alla libertà delle generazioni future di vivere su questo pianeta. È la libertà delle imprese di ignorare i diritti umani a scapito delle libertà che essi conferirebbero alle persone interessate. Le banche e le grosse aziende ci privano del nostro tempo di vita, del nostro sostentamento e del nostro futuro.

 

Oggi, il concetto liberale di libertà si è trasformato nel suo opposto, da concetto di progresso ad ostacolo per un mondo veramente libero. All’epoca della Rivoluzione francese, la libertà era un privilegio dell’alta borghesia. La maggioranza della popolazione non aveva questo privilegio e doveva lavorare per vivere. Mentre i liberali dell’epoca hanno combattuto contro questo stato delle cose, ora ne sono i suoi difensori più accaniti. Per libertà intendono ancora una volta il privilegio della percentuale delle persone più ricche di non pagare le tasse, di non essere soggette ad alcuna legge e di non doversi assumere alcuna responsabilità delle proprie azioni. [1]

 

L’iniqua distribuzione del potere e delle risorse attraversa tutti i settori della vita e colpisce soprattutto le persone svantaggiate su più fronti: le persone che vivono il razzismo vengono discriminate anche sul “mercato del lavoro” e dalla polizia (racial profiling), le persone queer sono licenziate più frequentemente e presentano un più alto tasso di suicidio, le persone nel Sud del mondo sono espulse e rese illegali da coloro che mantengono il rapporto di sfruttamento che le costringe a fuggire – e in quanto donne*, tutte queste disuguaglianze si moltiplicano ulteriormente.

 

La società borghese e la produzione capitalistica sono incompatibili con la libertà universale. La proprietà privata dei mezzi di produzione è sempre una violazione della libertà della comunità.

I sistemi di dominazione e oppressione sono strettamente legati tra loro.

Anche il nostro progetto di libertà presenta degli indivisibili legami tra socialismo, femminismo, antirazzismo, internazionalismo. Per permettere infatti a tutte le persone di vivere una vita libera e autodeterminata, non è possibile ottenerne una libertà a discapito di un’altra. O per dirlo con le parole di Audre Lorde: «Non sarò libera fin quando ci sarà anche una sola donna che non lo è, anche se costretta in catene completamente diverse dalle mie.» [2]

È quindi un «imperativo categorico[3] rovesciare tutte le circostanze in cui le persone vengono umiliate, soggiogate, abbandonate, disprezzate.» [4]

In termini concreti, significa che dobbiamo interrogarsi sulla proprietà. La proprietà privata dei mezzi di produzione deve essere abolita e posta sotto il controllo democratico.

 

Con libertà intendiamo che tutti gli esseri umani, individualmente e collettivamente, devono poter avere voce in capitolo nel benessere ottenuto collettivamente: non solo sulle dimensioni della fetta di torta, ma anche sul quale tipo di torta cucinare e su come viene organizzata la pasticceria nel suo complesso. Solo in questo modo possiamo determinare la distribuzione del lavoro socialmente necessario e quindi anche del tempo di lavoro. La libertà comprende anche la partecipazione ai processi politici. Ma questo è possibile solo se le circostanze economiche lo consentono. Ecco perché è necessaria una riduzione radicale dell’orario di lavoro, perché solo chi può utilizzare la propria libertà può essere libero. E solo chi ha il tempo necessario può fare uso della libertà. O, come scrisse Karl Marx “Accorciare la giornata lavorativa è la condizione di base”[5] per la libertà.

 

La libertà ci permette di vivere come vogliamo, dove vogliamo e di amare chi vogliamo. La nostra libertà significa quindi «il potere positivo di affermare la propria vera individualità.»[6] Questo non significa solo avere la libertà di vivere come vogliamo anche davanti alla legge. Noi lottiamo infatti contro la stigmatizzazione e la discriminazione di tutte le forme di vita e di amore tra persone consenzienti. Perché la sola libertà legale non è sufficiente, fintanto che vi è ancora discriminazione sociale. Il matrimonio per tutti non vale nulla se le persone queer sono minacciate e attaccate per le strade.

 

La repressione e la sorveglianza dello Stato non sono compatibili con la nostra libertà. Lo Stato borghese applica repressione contro coloro che vogliono far valere i propri diritti di libertà. I diritti di proprietà dei potenti sono superiori ai diritti di libertà dei molti.

 

Siamo consapevoli che una società libera è possibile solo con il superamento delle frontiere arbitrarie e nazionalistiche. Finché esse esistono, tuttavia, ci impegniamo all’interno di questi confini – senza accettarli quale dato di fatto – per una Svizzera che possa permettere a tutte le persone di vivere una vita libera e che si assuma le proprie responsabilità nel mondo. Questa responsabilità non significa meramente distribuire briciole di pane attraverso la cooperazione allo sviluppo, ma piuttosto affrontare il rapporto (economico e razzista) di sfruttamento del Sud globale attraverso il Nord e difendere un ordine mondiale democratico e pacifista con regole di solidarietà.

 

Conduciamo la lotta per una società libera in un mondo libero con la classe operaia nei quartieri, nelle scuole e nelle fabbriche. L’unione ed il proseguimento di queste lotte sono la condizione per creare una società in cui tutt* possano condurre una vita libera e di qualità. Non illudiamoci che le elezioni del 2019 porteranno a un cambiamento di rotta. Le elezioni nazionali e la partecipazione al parlamento possono e devono essere usate come palcoscenico per denunciare, ad esempio, le politiche contro il clima e contro le donne operate dalla borghesia.

 

Per questi motivi ci impegniamo in questo senso a partire dal 20 ottobre 2019, insieme alle centinaia di migliaia di femminist* che hanno partecipato allo sciopero delle donne* e a* militanti che hanno scioperato per il clima.

Solidale. Femminista. Per il 99%.

 

[1] Urs Marti: Die Freiheit des Karl Marx

[2] Audre Lord: Vom Nutzen unseres Ärgers

[3] Concetto etico di Immanuel Kant, secondo il quale le azioni devono essere intraprese per motivi di interesse generale e non essere dipendenti dalle preoccupazioni individuali, significa agire secondo massime si desidera essere leggi universali

[4] Karl Marx: Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie. Einleitung

[5] Karl Marx/Friedrich Engels: Das Kapital, Bd. III

[6] Karl Marx: Die heilige Familie oder Kritik der kritischen Kritik