Lotta contro lo fruttamento del Sud globale

Posizione approvata duranta l’Assemblea dei/delle Delegat* del 10 novembre 2019 a Zurigo

Il mondo è in stato di crisi. Mai prima d’ora ci sono stati flussi migratori come quelli odierni. Quasi 70 milioni di persone fuggono da conflitti armati, violenza e persecuzioni, che sono le conseguenze a lungo termine del capitalismo. Inoltre, ci sono innumerevoli persone costrette da disastri ambientali a lasciare le proprie case per mancanza di prospettive.[1] La ragione di queste elevate migrazioni si trova nel sistema economico che causa difficoltà anche a chi vive in Svizzera, seppur sotto altre forme come faticare a pagare le bollette a fine mese.

Questo documento è un tentativo di delineare le cause sistematiche che portano allo sfruttamento del Sud globale.

Viviamo a spese del Sud globale

Il sistema capitalista è globale e porta a diverse forme di sfruttamento. Anche a sinistra, quando si critica il mercato del lavoro si rimane spesso nell’ottica del lavoro salariato di stati industrializzati. Ciò trascura molte forme di sfruttamento che non sono tipiche di questi paesi, dei quali fa parte la Svizzera.

Ad esempio, lo sfruttamento della natura e dei lavori di cura[2] non retribuiti e maggiormente svolti dalle donne* svolto nel settore privato e lo sfruttamento di forza lavoro complessiva che dispongono questi paesi. Lo stile di vita ed il sistema economico presenti in Svizzera possono esistono solo perché molti costi e danni che ne derivano sono trasferiti in altri territori.[3] Questi costi peseranno sulle generazioni successive dei paesi del Sud globale.

L’esempio più chiaro è l’impronta ecologica della Svizzera: se tutte le persone del mondo vivessero come noi, servirebbero tre globi[4]. La nostra economia è quindi possibile solo a patto che altri paesi consumino meno risorse[5].

La situazione è simile anche in altri ambiti: in Svizzera, circa un terzo della ricchezza totale ogni anno va nelle tasche di azionisti sotto forma di redditi da capitale.[6] Si capisce perciò che si può mantenere un certo tenore di vita solamente alle spalle di altre persone, che spesso sono quelle del Sud globale. Nella produzione tessile asiatica, dove vengono prodotti i nostri vestiti, le condizioni di lavoro sono disastrose: un sacco di donne lavorano più di 10 ore al giorno per circa 60 franchi al mese[7] e sono esposte quotidianamente a violenze sessuali. In questi casi spesso non esistono strumenti di previdenza sociale e non è sempre garantita la sicurezza sul posto di lavoro. Per una maglietta proveniente dal Bangladesh e venduta in Svizzera, meno di due franchi finiscono alla produzione locale[8], mentre quasi il 60% del prezzo di vendita va ai proprietari delle imprese svizzere e chi possiede i mezzi di produzione.

Il responsabile è il sistema economico occidentale. Anche se piuttosto diversi tra loro, quelli citati sono stili di vita imperialisti[9] poiché possibili solo attraverso l’eccessivo consumo di risorse naturali e di manodopera del Sud globale.

Il sistema capitalista storicamente si affida allo sfruttamento di altri paesi. Sin dall’epoca coloniale[10] questi sono stati utilizzati come fornitori a basso costo di materie prime e manodopera, e spinti quindi in una situazione di forte dipendenza. Oggi, la supremazia del capitale aumenta a causa della globalizzazione. Le multinazionali hanno ormai superato da tempo i vincoli degli stati nazionali, spostando capitali nel mondo in qualsiasi istante. I singoli Stati non possono più opporsi al potere delle imprese che operano globalmente, anche nel caso decidessero di farlo. Lo spazio per il processo democratico si restringe progressivamente, con le aziende che possono ormai permettersi di ricattare alcuni stati minacciando delocalizzazioni. La democrazia sta precipitando verso una tecnocrazia economica. Sotto la costante minaccia della fuga delle imprese, le condizioni lavorative peggiorano e le imposte su sulle multinazionali. Finché le imprese saranno libere di spostare la loro produzione da un giorno all’altro e scegliere liberamente il domicilio fiscale, sembra difficile poter ottenere qualcosa di costruttivo da esse. Invece di solidarietà internazionale c’è una corsa per accaparrarsi le briciole lasciate dal capitale[11]. Il risultato è una concorrenza fiscale globale, che i paesi occidentali vincono sempre grazie al colonialismo e all’imperialismo.

Questa alleanza tacita tra governi occidentali ee multinazionali ha conseguenze su larga scala. Le aziende con sede in occidente commettono massicce violazioni dei diritti umani nei paesi del Sud globale, distruggendo inoltre l’ambiente. La produzione industriale tradizionale viene trasferita in paesi dove gli standard ambientali ed i salari sono bassi. Le élite politiche degli Stati occidentali orientano la loro politica economica per avvantaggiare le grandi imprese, ottenendo in cambio in cambio una minuscola quantità di denaro in imposte. In questo tipo di dinamiche la Svizzera è fortemente coinvolta. Alcuni paesi perdono ogni anno oltre 30 miliardi di franchi in entrate fiscali a causa della Svizzera. A titolo di esempio, con 30 miliardi di franchi tutti si potrebbero pagare per sei anni delle pensioni di sussistenza agli anziani di tutta l’africa.[12]

L’espansione di economia imperialista e relativi stili di vita

Il Sud globale è anche un importante strumento in mano al capitale per aprire nuovi mercati[13] di vendita o trovare nuove opportunità di investimento. La costante richiesta di crescita economica sotto capitalismo impone la ricerca continua di nuove vie per investire il capitale. Affinché ciò sia possibile, è necessario trovare nuovi mercati e consumatori. La ricerca di nuove opportunità è un importante motore della globalizzazione e del commercio mondiale. Per quanto possibile, tutto il mondo deve creare profitto, anche a costo di distruggere l’ambiente.

In fin dei conti, a trarre vantaggio dallo smantellamento delle barriere economiche e dalla liberalizzazione dell’economia[14] mondiale è sempre la percentuale più ricca. Essi sono disposti a mettere in secondo piano qualsiasi principio democratico pur di attuare questi obbiettivi. In collaborazione con i governi locali, le grandi aziende si appropriano spesso con la forza di terreni agricoli e risorse naturali fertili. Il risultato è l’espropriazione violenta di innumerevoli persone. Inoltre, gli accordi di libero scambio costringono i paesi del Sud globale a smantellare le barriere commerciali, ridurre le imposte e privatizzare settori del servizio pubblico. Le vittime sono i lavoratori del Sud globale, i cui mercati vengono inondati di prodotti a basso costo e precludono la possibilità di sviluppare un’economia locale.

La situazione diventa particolarmente drammatica quando i paesi del Sud Globale dipendono dal sostegno finanziario estero, ad esempio del Fondo monetario internazionale o dalla Banca mondiale. Queste due istituzioni costringono solitamente i loro debitori ad attuare numerose politiche economiche di austerità e ad intraprendere una riorganizzazione dell’apparato statale in termini neoliberisti. Ciò comprende la deregolamentazione[15] del mercato, privatizzazioni e smantellamenti massicci del servizio pubblico[16]. In poche parole: apertura totale per i capitali stranieri. Una volta che questi stati hanno ricevuto un prestito dal FMI o dalla Banca mondiale, risulta per loro molto difficile liberarsi dal rapporto di dipendenza, a causa dei massicci interessi che rendono spesso impossibile rimborsare il debito.

Non sono solo i capitalisti occidentali a trarre vantaggio da queste liberalizzazioni forzate, in minima parte ne beneficia anche la popolazione attiva.

Con la diffusione del sistema economico capitalista-industriale, lo stile di vita imperialista viene esportato anche nei paesi del Sud globale. Alcuni tipici status symbol occidentali, come l’automobile, stanno guadagnando importanza anche tra i componenti più ricchi della classe operaia di alcuni paesi del Sud globale. Nonostante le condizioni di sfruttamento di massa, una parte della classe operaia sta uscendo dalla povertà ed il loro stile di vita inizia per certi versi ad assomigliare a quello occidentale. Ciò significa però molto spesso un peggioramento delle condizioni di lavoro di qualcun altro.

Lo stile di vita imperialista è quindi destinato ad espandersi, peggiorando ulteriormente il consumo di risorse e lo sfruttamento di lavoratori.

Contraddizioni del Capitalismo

Nel capitalismo troviamo quindi due tendenze opposte: da un lato, il capitalismo necessita che il Sud globale sostenga i costi del nostro stile di vita, dall’altra il capitale cerca di espandere la sua sfera di influenza e trovare consumatori per i suoi beni.

Entrambe le tendenze descritte non sono conseguenze accidentali, ma servono direttamente allo scopo della classe dominante per accrescere i profitti.

In economia ci sono due modi per raggiungere questo obbiettivo: aumentare la domanda o diminuire i costi. Entrambe le strategie si basano in larga parte sullo sfruttamento del Sud globale. Vengono creati nuovi mercati per sfruttare ulteriormente questi paesi.

Allo stesso tempo, le due tendenze sono in contraddizione l’una con l’altra. In un mondo limitato, lo stile di vita e l’economia imperialista non possono diffondersi all’infinito, siccome dipendono dall’esistenza di aree esterne che ne sostengano i costi. Il capitalismo è sulla buona strada verso l’autolacerazione.

Non è solo la produzione di beni di consumo a causare danni, ma anche i rifiuti che si generano quando prodotti di scarsa qualità hanno vita breve, impattando fortemente sull’ambiente, spesso del Sud globale. Gran parte dei rifiuti derivati da apparecchi elettronici come smartphone o laptop viene smaltita in questi paesi, in discariche a cielo aperto, causando inquinamento ambientale e causando problemi di salute alla popolazione locale. Nei paesi più colpiti, l’inquinamento ambientale causa oggi un quarto delle morti totali. Questo dato è cinque volte più basso in Svizzera.[17]

Numerose crisi capitaliste sono state causate da questa contraddizione. L’imminente crisi climatica è in gran parte dovuta al fatto che gli stili di vita e la produzione ad alta emissione di gas serra viene ora esportata dall’occidente verso il Sud globale. Oggi circa 20 milioni di persone stanno già fuggendo da problematiche legate a disastri ambientali. Se i cambiamenti climatici continueranno al ritmo attuale, assisteremo ad eventi metereologici estremi e a innalzamenti del livello del mare che causeranno 200 milioni di rifugiati climatici entro il 2040. Le popolazioni del continente africano e asiatico sono particolarmente minacciate.

L’aumento della migrazione involontaria è anche una conseguenza della tenenza contradditoria del capitalismo. L’espansione dell’economia imperialista dominante sta distruggendo le economie locali e le strutture sociali dei paesi del Sud globale. Le persone vengono espulse a forza dalle loro case per ragioni di profitto. Allo stesso tempo, i proprietari dipendono dalla mano d’opera locale a basso prezzo per sfruttare il Sud globale e le sue risorse. La politica migratoria disumana della comunità europea dimostra che essi preferiscono lasciare che i rifugiati anneghino in mare piuttosto che aiutarli.

La contraddizione capitalistica sopra descritta può essere ritrovata anche per quanto riguarda i lavori di cura non retribuiti. I costi del lavoro salariato sono trasferiti alle donne, che sono costrette ad occuparsi della famiglia senza retribuzione. Allo stesso modo, la forza lavoro femminile diviene progressivamente capitalizzata e un numero crescente di donne cerca un lavoro. Il capitalismo affronta quindi una contraddizione, siccome da un lato al capitale servono donne che sostengano i costi del lavoro salariato con i lavori di assistenza, mentre dall’altro acquista sul mercato anche la forza lavoro femminile. Ciò causa un enorme carico di lavoro di molte donne, sia nei paesi del Sud globale che nei paesi occidentali.

Razzismo, patriarcato e capitalismo

Anche se i padroni sono i maggiori approfittatori dello sfruttamento del Sud globale, è necessario chiarire che questo sfruttamento non è solo una questione di capitale e lavoro, ma è strettamente legato a modelli sessisti e razzisti. La funzione di discarica del capitalismo assegnata ai paesi del Sud globale esiste sin dal periodo coloniale, e già allora si basava su discriminazioni razziste. Ciò è stato riprodotto continuamente fino ad oggi.

I casi peggiori si incontrano quando le persone sono colpite da più dimensioni della discriminazione. Quando la discriminazione di classe incontra il razzismo o il sessismo, o entrambi. Le donne del Sud globale risultano particolarmente sfruttate: il 70% dei poveri al mondo sono donne.[18] Inoltre, sono soprattutto le donne ad essere minacciate dalla crisi climatica: da un lato perché sono spesso le responsabili dell’approvvigionamento di cibo e di acqua, e quindi direttamente confrontate con problemi di siccità, dall’altro le donne risultano empiricamente più colpite da catastrofi ambientali. Si stima che siano morte tre donne per ogni uomo durante gli tsunami del 2004 nel sud-est asiatico. [19]

La mancanza di una percezione corretta di queste discriminazioni è un problema siccome impedisce di combattere adeguatamente queste ingiustizie. Lo sfruttamento di persone nel Sud globale è uno degli esempi più visibili, poiché si basa sia su modelli razzisti oltre che classisti. La lotta contro lo sfruttamento del Sud globale è quindi anche una lotta contro patriarcato, razzismo e capitalismo.

Le nostre rivendicazioni – pensare globalmente, agire localmente

Ci opponiamo a qualsiasi discriminazione e allo sfruttamento delle persone del Sud globale. Questo obbiettivo è legato indissolubilmente agli sforzi per combattere l’incombente catastrofe climatica e ambientale, le cui conseguenze saranno disastrose. Lo stile di vita e l’economia imperialista a spese del Sud globale devono terminare. Anche noi, lavoratori dipendenti in Svizzera, traiamo vantaggio da questo sfruttamento. Ma subiamo anche lo sfruttamento dello stesso sistema, ed è per questo che abbiamo il dovere di coinvolgere tutte le persone nella nostra lotta per condizioni di vita buone per tutti. Soprattutto perché il nostro raggio di azione è maggiore rispetto a quello dei paesi del Sud globale, abbiamo la responsabilità di farne un uno concreto.

Controllo della finanza!

La Svizzera è una delle più importanti piazze finanziarie a livello globale. Investendo nella produzione di materiale bellico, banche e casse pensioni svizzere finanziano guerre e violenze in tutto il mondo. Grazie al finanziamento di progetti e imprese nel settore dell’energia fossile, la piazza finanziaria Svizzera produce una quantità di emissioni di gas serra 22 volte superiore a quella delle emissioni dirette in Svizzera.

Perciò proponiamo:

  • Il divieto di investire nella produzione di materiale bellico e di energie fossili
  • Il divieto di speculazioni, in particolare nel settore alimentare, agricolo e dell’edilizia

 

Multinazionali responsabili a servizio del popolo!

Le multinazionali con sede in Svizzera commettono violazioni dei diritti umani in tutto il mondo. Lo sfruttamento massiccio del lavoro e dell’ambiente da parte dell’occidente deve essere fermato. In quanto principale piattaforma internazionale per il commercio di materie prime, la Svizzera svolge un ruolo importante nello sfruttamento dei paesi del Sud globale.

Perciò proponiamo:

  • Obbligo di pagare salari di sussistenza[20] per la realizzazione di prodotti venduti in Svizzera
  • Il controllo democratico delle imprese da parte di un consiglio composto da rappresentanti eletti dei lavoratori e della popolazione locale

Stop alle incursioni fiscali!

Il dumping ed i privilegi fiscali per le imprese causano perdite per i paesi del Sud globale pari a centinaia di miliardi. Ciò rende impossibile lo sviluppo di uno stato solido, con un sistema di formazione e strumenti di previdenza sociale. La Svizzera è uno dei paesi più aggressivi per quanto riguarda la concorrenza fiscale, in particolare per quanto riguarda la tassazione delle imprese.

Perciò proponiamo:

  • Un’armonizzazione fiscale internazionale per le imprese
  • Il rimborso di tutte le imposte fuggite dal Sud globale grazie a scappatoie fiscali svizzere negli ultimi 20 anni
  • La democratizzazione a medio termine di tutte le grandi banche, holdings et compagnie di assicurazione che siedono in Svizzera.

 

Nessuna distruzione dell’ambiente!

Le emissioni di gas serra devono essere ridotte a bilanciote zero entro il 2030. Anche il consumo di risorse in Svizzera dovrà diminuire drasticamente se vogliamo fermare l’incombente crisi climatica e ambientale. Ciò richiede un cambiamento dello stile di vita e del sistema economico imperialista, così come una democratizzazione dell’utilizzo delle risorse naturali. L’economia deve essere subordinata ai bisogni delle persone, non viceversa.

Perciò proponiamo:

  • Una riduzione radicale dell’orario lavorativo a parità di salario
  • Una riduzione completa delle emissioni di gas serra entro il 2030

 

Una sinistra per il 99%!

Per porre fine allo sfruttamento del Sud globale, è necessaria una sinistra unita che difenda allo stesso modo le esigenze del 99% di tutti i paesi del mondo, indipendentemente dal colore del passaporto. Perché solo insieme possiamo combattere la concorrenza fiscale, le grandi imprese e la finanza.

Perciò chiediamo:

  • La creazione di una nuova internazionale per il 99%

 

[1] www.medico.de/warum-menschen-fliehen-16487/ (9.5.2019)

[2] Attività remunerate e non remunerate che implicano l’azione di occuparsi di altre persone et di prendersene cura. Ad esempio: cucinare, curare, educare bambin*, confortare.

[3] Brand, Ulrich; Wissen, Markus: Imperiale Lebensweise, 2017

[4] https://www.bfs.admin.ch/bfs/fr/home/statistiques/developpement-durable/autres-indicateurs-developpement-durable/empreinte-ecologique.html

[5] Chancel, Lucas ; Piketty, Thomas : Carbon and inequality : from Kyoto to Paris, 2015

[6] www.snf.ch/de/fokusForschung/newsroom/Seiten/news-140318-mm-die-lohnquote-in-der-schweiz-

bleibt-konstant.aspx (9.5.2019)

[7] www.srf.ch/news/international/made-in-bangladesch-oder-fairtrade-was-kostet-ein-t-shirt (9.5.19)

[8] https://www.weltagrarbericht.de/aktuelles/nachrichten/news/de/32757.html

[9] Si intende uno stile di vita basato sull’eccessivo sfruttamento di risorse e manodopera. Questo concetto è parzialmente contestato a sinistra poiché non si distingue tra diversi stili di vita occidentali.

[10] Colonialismo è un termine che indica la confisca di territori stranieri, generalmente sostenuta politicamente dallo Stato confiscatore, e l’assoggettamento, l’espulsione o il massacro della popolazione residente.

[11] S’intendono gli attivi che sono investitie che si moltiplicano. Questo processo avviene per via dello sfruttamento del lavoro delle persone. Il termine capitale si riferisci quindi al denaro, ma anche alle fabbriche, ai terreni e ad altri attivi che sono utilizzati per scopi lucrativi sfruttando il lavoro di altr*.

[12] Baumann, Hans; Ringger, Beat: Unternehmenssteuern: Schweiz raubt anderen Ländern jährlich CHF

29.2 bis 36.5 Milliarden Steuereinnahmen, 2012

[13] Territorio limitato geograficamente nel quale die/delle compratori/compratrici et die/delle venditori/venditrici potenziali si incontrano. Se una domanda viene da chi compra, chi vende può scambiare il suo prodotto per un valore giudicato equivalente con questa persona.

[14] La liberalizzazione dell’economia corrisponde allo smantellamento dell’intervento statale.

[15] La deregolamentazione significa lo smantellamento dei controlli statali per i mercati di ogni sorta. Sul mercato del lavoro, per esempio, i/le borghesi desiderano sopprimere l’obbligo di annotare le proprie ore di lavoro, deregolamentando così il tempo di lavoro, che tuttavia è una protezione importante per salariat*.

[16] Servizi e beni che lo stato sovvenziona, finanza o regola e che non dipendono da meccanismi di mercato. Ad esempio, i trasporti pubblici, il sistema postale ou la RTS.

[17] www.tagesanzeiger.ch/wissen/medizin-und-psychologie/umweltverschmutzung-fordert-15mal-mehr-tote-

als-krieg/story/12753772 (9.5.2019)

[18] www.heks.ch/was-wir-tun/unsere-schwerpunkte/entwicklung-laendlicher-gemeinschaften (9.5.2019)

[19] https://oxfamilibrary.openrepository.com/bitstream/handle/10546/115038/bn-tsunami-impact-on-

women-250305-en.pdf;jsessionid=143A14309FD510982403D11975618767?sequence=1 (9.5.2019)

[20] www.publiceye.ch/de/themen/mode/existenzlohn (9.5.2019)