System Change not Climate Change – cosa deve fare la Svizzera contro la catastrofe climatica: la giustizia sociale invece del profitto privato

Risoluzione adottata duranta l’Assemblea dei/delle Delegat* del 16 giugno a Sierre

La crisi climatica è una delle maggiori minacce del nostro tempo. Prevenirla è un compito che può essere svolto solo coinvolgendo la società nella sua totalità. Ci vuole quindi un progetto societario per raggiungere l’obbiettivo di zero emissioni di CO2 entro il 2030. Come GISO Svizzera, presentiamo le seguenti misure che tengono conto sia della problematica ecologica come di quella sociale. Si tratta di un quadro approssimativo e non completo. Inoltre, nessuna conquista sociale deve essere rimessa in causa con il pretesto della crisi climatica. Le misure presentate richiedono ingenti investimenti. La GISO propone pertanto di finanziare le misure attraverso una tassa climatica del 20% sui patrimoni superiori ai 2 milioni di franchi e un’imposta di successione. Le conseguenze finanziare e sociali della crisi climatica superano i costi delle misure e, per questo, le giustificano.

Le proposte sono divise in tre sezioni: misure a breve termine, misure a medio termine per ridurre le emissioni entro il 2030, e misure a lungo termine, per una società post-fossile e in armonia con la natura.

 

A: Misure a breve termine

La GISO chiede che queste misure siano applicate entro i prossimi 3 anni per attenuare le conseguenze della crisi climatica.

 

A.1: Trasformazione del sistema energetico A.1.1: Obiettivi concreti di espansione delle energie rinnovabili per sostituire le energie fossili entro il 2030. L’intero consumo energetico deve essere coperto da energie rinnovabili entro il 2030. Ogni anno, almeno il 10% delle energie fossili deve essere sostituito da fonti rinnovabili.
A.1.3: Aumentare la capacità di stoccaggio di energia espandendo le infrastrutture esistenti e costruendone di nuove. Le energie rinnovabili hanno ancora qualche problema di stabilità. Per garantire un approvvigionamento costante, è quindi necessario adattare la capacità di stoccaggio.
A.1.4: promozione della ricerca nel campo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica.
A.2: Fermare l’aumento delle emissioni di gas serra A.2.1: Nessun ulteriore sviluppo delle infrastrutture per il trasporto motorizzato individuale Estensioni dell’autostrada portano ad aumenti di traffico, e quindi di emissioni
A.2.2: Nessun nuovo credito e garanzie assicurative per le imprese che danneggiano il clima. Oggi vengono ancora investiti miliardi in aziende il cui modello di business resiste solo attraverso emissioni aggiuntive di gas serra.
A.2.3: Nessun nuovo riscaldamento ad olio I riscaldamenti a gasolio hanno una vita di circa 20 anni. È quindi importante ridurne il numero per azzerare le emissioni.
A.2.4: Divetto di obsolescenza programmata e garanzia di 5 anni sui dispositivi elettronici e unificazione delle entrate per gli apparecchi elettronici e elettrici. L’obsolescenza programmata, ovvero la consapevole incorporazione di punti deboli nel prodotto, accorcia la durata di vita e quindi contribuisce allo spreco di risorse. Il ricambio frequente di cavi ancora funzionanti a causa dell’incompatibilità partecipa alla sovra-consumazione delle risorse.
A.2.5: Tassa sul CO2 (cherosene incluso) e ridistribuzione alla popolazione come bonus climatico. Una tassa sul CO2 può fornire incentivi per uno stile di vita a basse emissioni. La redistribuzione assicura che chi consuma di più, ovvero i ricchi, paghino di più.
A.2.6: Divieto di costruzione di nuovi parcheggi nelle zone di agglomerato Gli agglomerati hanno spesso limite di 50 km/h oppure meno. L’obiettivo è dissuadere dall’utilizzazione dell’automobile.
A.2.7: Proibizione di voli nazionali
A.2.8: Occorre sviluppare i trasporti pubblici regionali. Tutti i mezzi pubblici devono essere utilizzabili gratuitamente. Soppressione delle tasse sul traffico ferroviario nazionale e internazionale così da diminuire il prezzo dei biglietti. Solo trasporti pubblici di qualità ed economici consentono di ridurre il trasporto motorizzato individuale. I trasporti pubblici devono essere rafforzati nei centri e nelle periferie.
A.2.9: Definire un progetto chiaro di riduzione delle emissioni. È necessario pianificare un calendario per ridurre le emissioni a zero entro il 2030.
A.3: Cooperazione internazionale A.3.1: Partecipare a una cooperazione allo sviluppo anti-imperialista, in favore dei popoli, dove l’ecologia è messa in primo piano.
A.3.2: Eliminare i debiti dei paesi del Sud Globale. In questo modo di eviterebbe l’estrazione di risorse con il solo scopo di pagare i debiti. Si fermerebbe anche il flusso di capitale verso il Nord, rendendo disponibili più risorse per uno sviluppo sostenibile.
A.3.3: Sostenere maggiormente i fondi per il clima.
A.3.4: La Svizzera si impegna a livello di ONU a concludere accordi internazionali giuridicamente vincolanti per il clima. Le richieste degli accordi precedenti non sono sbagliate nella loro impostazione, ma finché non sono vincolanti gli stati possono evitare di applicarle. Il Fondo verde per il clima (GCF, per Green Climate Fonds) in favore dell’adattamento e della resilienza del paese e dei gruppi più vulnerabili della popolazione ha un’importanza capitale per la Svizzera. Gli statuti del quadro di cooperazione mondiale stipulano che il 50% delle risorse devono essere allocate ai progetti di adattazione e il 50% ai paesi più vulnerabili, si pensa particolarmente al continente africano e ai piccoli Stati insulari.
A.3.5 Proibizione del commercio di emissioni.
A.4: Riduzione a breve termine del CO2 atmosferico A.4.1: Piantare 100 milioni di alberi. In questo modo si eliminerebbe dall’atmosfera circa la stessa quantità di CO2 che la Svizzera emette in 3 anni. Inoltre, aumenterebbe la produzione di legna da ardere, che consentirebbe di sostituire parzialmente gli impianti a gasolio.
A.4.2: Bonificazione di superfici per aumentare la capacità di stoccaggio di CO2 Le aree naturali e seminaturali possono assorbire più CO2 delle terre coltivate. Per quanto possibile, le aree dovrebbero essere quindi rivitalizzate e rinaturalizzate (ad es. le torbiere).
4.3: Rivendicare infrastrutture più verdi
A. 5 Ridurre il consumo di carne A.5.1 Rivendicare delle offerte vegetariane in tutte le mense pubbliche La produzione di alimenti e beni di origine animale è una delle principali cause dell’emissione di gas a effetto serra.

 

B: Misure a medio termine

Queste misure preparano la nostra società ad un’era post-fossile e creano le condizioni sociali ed economiche necessarie per farlo. Pertanto esse devono essere applicate al più presto, al più tardi entro il 2030.

 

B.1: Società a basso consumo B.1.1: Costruzione di abitazioni senza scopo di lucro. Il fabbisogno di spazio per le abitazioni senza scopo di lucro è minore, e serve perciò meno energia.
B.1.2: Divieto si combustibili fossili a partire dal 2030, tranne in casi in cui è davvero impossibile farlo (urgenze mediche, ricerca scientifica, …). Dobbiamo lasciare la più grande quantità possibile di combustibili fossili nel suolo. La proibizione dell’uso di questi ultimi deve essere imperativa per tutti i settori dal 2030, ad eccezione degli utilizzi specifici, giustificati e insostituibili. Possiamo raggiungere gli obiettivi di riduzione di emissioni di CO2 al netto 0 soltanto riducendo quasi a zero l’uso di combustibili fossili.
B.2: Persone invece di profitti B.2.1 Democratizzazione del sistema finanziario. Attraverso investimenti e presti, il sistema finanziario esercita una massiccia influenza sullo sviluppo delle tecnologie e della società. Con un controllo democratico dei flussi finanziari, vengono finanziati progetti socialmente significativi, non progetti che portano il massimo profitto privato.
B.2.2: Promozione di cooperative  Le cooperative sono attività e servizi utilizzati congiuntamente e in modo solidale e democratico. In questo modo, si può ridurre il consumo di risorse condividendo i beni.
B.2.3: Esigenza di un’economia circolare In un’economia circolare, le risorse vengono riutilizzate e gli sprechi sono ridotti al minimo, riducendo così il consumo di risorse. L’economia circolare deve attuare dei modelli in cui i rifiuti sono il più possibile assenti, perché ogni risorsa è necessaria e viene usata al meglio. Il riciclaggio, i materiali utilizzati e il processo produttivo sono centrali.
B.2.4 Nuovi posti di lavoro per chi oggi lavora nell’industria fossile Ci sono occupazioni che non sono più compatibile con un futuro a basse emissioni di CO2. A coloro che le svolgono, vanno offerte alternative per non rimanere disoccupati. Ciò può essere ottenuto attraverso una riqualificazione.
B.3: Agricoltura sostenibile B.3.1: Promozione di un’agricoltura rigenerativa L’agricoltura è un fattore importante per la riduzione di emissioni. La conservazione del suolo permette di immagazzinare più CO2. Tutta via, questa gestione è più complessa rispetto a metodi agricoli convenzionali e necessita dunque di sostegno.
B.3.2: Democratizzazione della grande distribuzione I grossisti determinano cosa troviamo sugli scaffali e cosa compriamo. Attraverso il controllo democratico, l’offerta non è finalizzata al profitto, ma al benessere della società e dell’ambiente.
B.3.3: Produzione locale prima del mercato internazionale Ridurre le emissioni dovute ai trasporti e allo stoccaggio attraverso la produzione e il consumo locali. Il valore creato appartiene così alla regione e crea posti d’impiego. L’aumento dei dazi doganali sui prodotti importati favorisce il consumo dei prodotti locali e nazionali, la riduzione degli sprechi alimentari e maggiore sicurezza di approvigionamento.
B.3.4: Proibizione dell’allevamento industriale Non solo la produzione di alimenti e beni di origine animale è una delle principali ragioni dell’aumento di gas a effetto serra, l’allevamento industriale impone anche delle condizioni di vita inaccettabili.
B.3.5: Ridurre o sopprimere le sovvenzioni per l’agricoltura nefasta al clima e introdurre una quota massima per la produzione di alimentari di origine animale, con particolare attenzione sui bovini e sull’industria lattiera
B.4: Mobilità B.4.1: Potenziamento massiccio del trasporto pubblico Il trasporto pubblico deve essere un’alternativa accettabile al trasporto privato per chiunque.
B.4.2: Ampliamento del trasporto ferroviario notturno la cui attrattività deve aumentare dal punto di vista finanziario e orario. Un’ampia rete di trasporti pubblici notturni è un sostituto sostenibile per i voli a corto raggio che danneggiano il clima. Delle incitazioni finanziarie e temporanee, come un giorno supplementare di vacanza, sono destinati a rendere i viaggi in treno più attrattivi.
B.4.3: Decostruzione della capacità stradale Il volume di traffico è fortemente correlato alla capacità, con l’espansione del trasporto pubblico la capacità delle strade può essere ridotta senza limitare la mobilità delle persone.
B.4.4: Città e centri storici senz’auto Ciò riduce il traffico e migliora la qualità dell’aria, oltre a promuovere la produzione locale. I trasporti pubblici devono essere sviluppati in modo che tutti possano fare a meno dell’auto. Ci sono eccezioni per alcune imprese e per le emergenze.
Le auto elettriche presentano quasi tutti gli inconvenienti delle auto con motore a combustione interna (imbottigliamenti nel traffico, rischio di incidenti, etc.). Il bisogno di risorse et lo sfruttamento umano et della natura che ne consegue nei paesi del Sud per l’automobile è ugualmente estremamente elevato.
B.4.5: Nessuna auto con motore a combustibile fossile entro il 2030 Per ridurre a zero le emissioni di gas serra, è inevitabile un divieto di questi motori a combustione.
B.4.6: Proibizione dei voli di corta e media durata, fatta eccezione per i casi di emergenza medica.
B.4.7: Sviluppo di piste ciclabili et di percorsi pedonali, a scapito dei parcheggi pubblici.
B.5: Previdenza sociale B.5.1: Conversione del sistema di assistenza sociale per renderlo indipendente dalla crescita economica. Creazione di pensioni popolari. Le casse pensioni investono denaro per aumentare le rendite. In una società sostenibile, i sistemi economici che dipendono da una crescita infinita non possono funzionare, perché la crescita economica e il consumo delle risorse sono oggi ancora più strettamente legati. Per questo motivo dobbiamo costruire sistemi di assistenza sociale che non dipendano dalla crescita economica.
B.6: Zero emissioni entro il 2030 B.6.1: Sostituire il freno alla spesa con un freno alle emissioni Una Svizzera senza debiti non porterà nulla a noi e alle generazioni future, se il pianeta verrà distrutto. Non vogliamo che, come impongono le misure di freno all’indebitamento, che lo Stato non spenda denaro nei periodi di prosperità, vogliamo al contrario che ci siano investimenti pubblici per combattere il cambiamento climatico anche in questi periodi. Il freno alle emissioni richiede l’adozione di misure supplementari in caso di mancato raggiungimento degli obbiettivi del percorso di riduzione delle emissioni.
B.7: Protezione internazionale del clima B.7.1: La Svizzera si impegna a raggiungere l’obbiettivo vincolante di 1,5° L’IPCC raccomanda di limitare il riscaldamento globale ad un massimo di 1,5° e non 2°. Nel secondo caso le conseguenze sarebbero devastanti.
B.7.2: La Svizzera si impegna affinché la distruzione e l’inquinamento dell’ambiente possano essere perseguiti legalmente e si investe a perseguire d’ufficio questi crimini nel suo territorio nazionale. Alcune aziende realizzano profitti enormi distruggendo la natura e l’ambiente. La situazione deve cambiare in modo che coloro che per anni hanno accumulato profitti a spese dell’ambiente siano chiamati a risponderne.
B.7.3: La catastrofe climatica dovrebbe essere riconosciuta come motivo di migrazione. L’innalzamento del livello del mare, la siccità e le catastrofi naturali allontaneranno milioni di persone dalle loro case nei prossimi decenni. Dobbiamo offrire asilo a queste persone.

 

C: Misure a lungo termine

Queste misure sono volte a garantire una vita di qualità a tutti e tutte, in una società che non necessità più dei combustibili fossili e che non è più basata sullo sfruttamento dell’ambiente e delle persone.

 

C.1: Autodeterminazione C.1.1: Democrazia economica e abolizione della proprietà privata redditizia Una società può essere autodeterminata solo se i bisogni delle persone sono più importanti dei profitti privati di pochi.

Senza vincoli economici, non c’è bisogno di sfruttare la natura e l’ambiente.

C.2: Vita di qualità per tutti C.2.1: Riduzione radicale dell’orario di lavoro a salario invariato L’orario di lavoro dovrebbe limitarsi al necessario, e non al superfluo. In questo modo si eviteranno la sovrapproduzione e lo spreco di risorse.
C.2.2: Sviluppo di luoghi e spazi comuni La vita sociale deve diventare un aspetto più importante della nostra società. Spazi condivisi conservano maggiori risorse.
C.2.3: Lavorare più vicino a casa Più brevi sono le distanze tra casa e lavoro, minore è il consumo energetico. È anche meno stressante recarsi al lavoro in cinque minuti invece di rimanere bloccato un’ora in una colonna.
C.2.4: Valorizzare i lavori di cura nella nostra società I lavori di cura, ovvero l’assistenza infermieristica, gli asili nido, ecc. essenziali par la conservazione della nostra società e meritano maggiore riconoscimento. Questo lavoro è anche meno dispendioso in termini di risorse e quindi preserva la natura e l’ambiente.

 

Questo piano è una fase intermedia e deve essere adattato alle nuove scoperte scientifiche o attraverso modifiche dell’assemblea dei delegati.