L’alloggio è di tutt*

Posizione adottata durante l’Assemblea Annuale del 23 e 23 febbraio a Berna

Chiunque ha bisogno di uno spazio per vivere, così come si ha bisogno di cibo, aria e acqua. Oggi a disporre degli alloggi sono principalmente i privati. Attualmente l’edilizia abitativa non è gestita come un bene comune, siccome la proprietà delle abitazioni dipende da quella del terreno su cui sono costruite. Una politica immobiliare progressista deve quindi sempre tenere conto del modo in cui è gestita la proprietà dei terreni.

Il potere decisionale all’interno della società è sempre più concentrato nelle mani della percentuale più ricca ciò è una conseguenza perversa del sistema economico capitalista. L’appropriazione originaria dei terreni è arbitraria. Nessuno dovrebbe avere il diritto di appropriarsi di un pezzo di mondo. Ogni proprietà privata è basta su una limitazione della libertà della comunità. Ciò nonostante, questo è accaduto ed è stato combattuto dalla sinistra e dai suoi antenati.

L’onnipresente ricerca di profitti del sistema capitalista porta alla distribuzione dei terreni attraverso il mercato. Quando si tratta di terreni, domanda e offerta non coincidono. Il suolo non può essere moltiplicato, e la superficie totale disponibile rimane sempre la stessa. Non è possibile aumentare la produzione di terreni. Allo stesso modo, qualsiasi persona usufruisce di terreni, che ci piaccia o meno. Chiunque ha bisogno di un posto dove mangiare, vivere e dormire.
La crescita della popolazione porterà a nuovi conflitti di distribuzione. Un approccio democratico nella gestione dei terreni, che comprenda anche la redistribuzione di essi, è l’unica soluzione sensata per affrontare questi conflitti.

Nel capitalismo, l’uso della terra è soggetto al profitto, come qualsiasi altro settore. Il valore dei terreni aumenta o diminuisce a dipendenza di come viene utilizzato a scopi di profitto. La radice di questo male si trova perciò anche nel conflitto capitale-lavoro, poiché è solo attraverso lo sfruttamento del lavoro che si generano profitti. Solo liberando l’economia dalle logiche di profitto potremo produrre secondo i bisogni della popolazione. Come tutti gli altri mezzi di produzione, il suolo deve appartenere alla popolazione e deve essere controllato democraticamente. Solo in un’economi pianificata socialista e democratica si risolverà davvero il problema del suolo.

La gestione dei terreni e degli alloggi deve tener conto delle esigenze di tutte le persone che vi abitino. Ciò non solo per la generazione attuale, ma dovrà valere anche per le generazioni future. Un approccio democratico alla gestione del terreno dovrà quindi essere anche sostenibile a livello ambientale, per evitare che le generazioni future siano private della possibilità di plasmare la propria esistenza. La politica dell’alloggio e la politica del suolo devono basarsi sulle esigenze della popolazione e non sui profitti della percentuale più ricca.

 

L’alloggio non è uno strumento speculativo

Oggi, la gran parte degli alloggi non sono abitati da chi li possiede, ma vengono utilizzati per ricavarne profitto. La Svizzera ha il più basso tasso di proprietà delle abitazioni in Europa. Solo il 38% della popolazione possiede un alloggio[1]. Per le persone senza il passaporto svizzero, la percentuale scende al misero 13%[2]. Il fatto che il mercato immobiliare svizzero sia in balia degli interessi dei proprietari fa lievitare i prezzi degli affitti. In media, i cittadini svizzeri spendono oltre il 20% del reddito per l’alloggio. Chi guadagna meno di 4’000 franchi è spesso costretto a investire ben il 35% del reddito per le spese di affitto[3]. Questa proporzione peggiora per le persone con un basso reddito, mentre per le persone ricche la spesa per l’alloggio rappresenta un’inezia. Gli affitti elevati sono perciò un grosso problema per chi guadagna poco.

Siccome i capitali sono sempre alla ricerca di profitto e la popolazione è in aumento, i costi dell’alloggio sono in aumento. Il suolo è stato per secoli ed è tuttora uno strumento di speculazione. Per speculazione intendiamo l’acquisto di terreni con l’obbiettivo di rivenderli a prezzi più alti invece di utilizzarli. La speculazione si traduce spesso in bolle che possono portare a crisi finanziarie, come è accaduto nel 2007/2008 con la crisi innescata dalla bolla immobiliare.

Circa il 39% del totale degli alloggi è attualmente posseduto da imprese edili, banche ed investitori istituzionali come “FFS Immobili”, casse pensioni o assicurazioni. La quota di possedimenti di questi gruppi è in costante aumento, mentre i singoli proprietari sono in calo[4]. Questi gruppi causano aumenti dei prezzi di acquisto o noleggio degli immobili. Essendo investitori capitalisti, non sono interessati a soddisfare il bisogno di alloggi ma a produrre profitti. Gli aspetti negativi per la popolazione, come l’aumento degli affitti, non interessa loro.

Una conseguenza frequente in seguito al drastico aumento degli affitti e al processo di rivalutazione è lo sfratto delle fasce di popolazione a basso reddito, per fare posto a persone più benestanti. Questo concetto è definito come gentrificazione. Tuttavia, è importante ricordare che non tutte le ristrutturazioni o gli abbellimenti dei parchi gioco sono problematiche, ma lo diventano nel caso le ristrutturazioni siano specificamente mirate all’aumento dei prezzi, che costringono i residenti più poveri a doversene andare.

 

Il ruolo dannoso delle casse pensioni

In questo processo sono responsabili anche le nostre casse pensioni. Il nostro sistema pensionistico è direttamente responsabile dei costi elevati degli alloggi. Si tratta di una chiara contraddizione tra l’accumulo di capitale per le pensioni e la soddisfazione dei bisogni della popolazione. Gli investimenti dei fondi pensionistici nel settore immobiliare sono aumentati notevolmente negli ultimi anni. In media, quasi un quarto del capitale delle casse pensioni è investito in immobili[5]. Per questo motivo, per garantire le nostre pensioni, dipendiamo tutti dai profitti generati tramite affitti ed aumenti del prezzo di terreni ed immobili. Le casse pensioni sono addirittura tenute per legge a raggiungere un rendimento annuo minimo (attualmente l’1%). I fondi per la pensione alimentano perciò bolle speculative e redistribuiscono il denaro degli inquilini a basso e medio reddito ai pensionati, mentre i pensionati più ricchi ne beneficiano in modo molto maggiore. È perciò evidente che i costi delle abitazioni hanno un’influenza diretta sulle crescenti diseguaglianze economiche.

Ogni anno, 15 miliardi di franchi passano dagli inquilini ai proprietari di immobili, unicamente attraverso gli affitti[6]. L’accesso all’alloggio non deve permettere a pochi capitalisti e squali del settore immobiliare profitti simili. La politica dell’alloggio deve essere orientata alle esigenze della popolazione, siccome l’alloggio è un diritto umano[7] e un bene che chiunque deve utilizzare, e deve perciò essere accessibile a tutti.

Una soluzione efficace per respingere la logica di profitto e contenere i crescenti costi degli affitti è quella degli affitti a costo effettivo[8]. Ciò assicura che gli affitti coprano solo i rispettivi costi, ed impedisce profitti a scapito degli inquilini. Esistono già norme severe sugli affitti, ma vengono costantemente aggirate. I profitti massicci derivanti dalle abitazioni sono chiaramente illegali nel quadro legislativo attuale. Secondo la banca Raiffeisen, gli affitti in Svizzera sono almeno il 40% più alti di quanto dovrebbero essere[9]. Sono soprattutto i cambi di inquilino che vengono utilizzati per aumentare gli affitti abusivamente. Queste esperienze chiariscono che l’affitto a costo effettivo potrà essere applicato solo insieme a rigorosi controlli.

L’affitto a costo effettivo potrà mitigare alcuni sintomi come affitti eccessivi e la speculazione fondiaria, ma non sarà sufficiente per fornire un numero adeguato di alloggi a prezzi accessibili per tutti. Dobbiamo prendere in mando la politica degli alloggi e del suolo, per poter prendere decisioni davvero democratiche.

 

Per una politica dell’alloggio democratica

L’unico controllo effettivo delle società immobiliari e che garantisca il rispetto dell’affitto a costo effettivo e del tetto massimo di affitto può provenire solo dagli inquilini stessi. Usiamo queste rivendicazioni per promuovere l’autoorganizzazione degli inquilini dipendenti dal salario. Insieme ad associazioni come l’Associazione degli inquilini, promuoviamo sistematicamente l’istituzione di comitati composti da inquilini e ci battiamo per il loro diritto di controllare i conti delle società immobiliari. Se le società non rispettassero questi criteri, dovrebbero essere espropriate senza indennizzo.

Per evitare ulteriori aumenti di affitto dovuti alle speculazioni fondiarie, il suolo dovrà essere socializzato. Tuttavia, l’attuale politica dell’alloggio delle città considerate a sinistra come Berna o Basilea, dimostra che il problema non può essere risolto con l’acquisto di terreni ed abitazioni. Le cooperative e gli alloggi a pigione moderata rappresentano una piccola quota del totale delle abitazioni e sono fortemente svantaggiate rispetto alle grandi società immobiliari. Anche l’edilizia statale è soggetta alla pressione dei costi e del risparmio, essendo il nostro sistema economico capitalista. Ciò che serve è l’applicazione di criteri rigorosi (affitto a costo effettivo e tetto massimo di affitto) e l’esproprio delle proprietà delle aziende che non rispettano questi criteri.

Chiediamo l’esproprio di terreni senza alcun indennizzo. Ciò non significa solo nazionalizzare il suolo, ma anche porlo sotto il controllo democratico delle persone che lo utilizzano. I comitati di inquilini, quelli di quartiere e i consigli dei lavoratori dovrebbero poter decidere come utilizzare il suolo nell’ambito di un piano nazionale. Non possiamo fare affidamento sullo stato borghese, ma dobbiamo costruire i nostri organi dal basso, che rappresentino realmente gli interessi della classe lavoratrice. Questo è l’unico modo per ottenere il controllo democratico del suolo.

Lusso collettivo invece di case monofamiliari

Già oggi i membri delle cooperative edilizie gestiscono democraticamente gli spazi abitativi comuni e godono di un elevato livello di sicurezza dell’alloggio. I soci delle cooperative hanno il diritto di soggiorno e sono perciò protetti da sfratti da parte di proprietari. Molte cooperative edilizie assicurano anche una vita comunitari attiva nei propri insediamenti, creando spazi abitativi aperti a tutti i membri della cooperativa (come parchi gioco, cucine o laboratori). Questo tipo di associazioni va sostenuto..

In Svizzera vengono utilizzati annualmente terreni per un totale di 2700 campi da calcio a scopo edilizio[10]. In particolare, la crescente richiesta di alloggi causa un’espansione delle aree insediate, a scapito degli spazi verdi.

L’estensione urbana è inoltre aggravata dalla mancanza di pianificazione territoriale.
La riorganizzazione di spazi verdi in aree di insediamento riduce la superficie agricola e ha conseguenze di vasta portata per la biodiversità e per l’ambiente.

La pianificazione territoriale deve essere maggiormente orientata alle esigenze delle persone e dell’ambiente. Abitare, vivere e lavorare dovranno essere azioni svolte su una scala più ristretta. Il capitalismo industriale ha separato spazialmente in modo molto marcato le aree in cui si svolgono queste attività di base. Mentre il lavoro di cura non retribuito viene svolto perlopiù in abitazioni private, le persone devono percorrere lunghe distanze per svolgere il lavoro retribuito. Ciò rende più difficile conciliare il lavoro di cura con il lavoro retribuito e consolida la divisione del lavoro tra i sessi. Inoltre, le lunghe distanze per recarsi a lavorare generano inutili emissioni di gas serra dannose per il clima.

Quando si progettano i quartieri, bisognerebbe fare in modo che gli alloggi, gli spazi per le attività ricreative e i posti di lavoro siano il più vicino possibile. È importante chiunque possa vivere vicino al luogo di lavoro. Anche la composizione sociale die quartieri dovrebbe essere rivista: non vogliamo vedere quartieri pieni di ville mentre le persone a basso reddito sono segregate altrove.

Per una convivenza ecologica, che si basi sulle esigenze della popolazione, ci serve un controllo democratico sui terreni e di alloggi a basso costo. Solo in questo modo le persone potranno essere libere di plasmare la propria esistenza ed esercitare i diritti democratici.

Le nostre richieste

Da questa analisi, la GISO estrapola una rivendicazione centrale: il suolo deve essere gestito come una proprietà pubblica. A tal fine, i terreni dovranno essere espropriati. Gli ex proprietari di terreni dovranno essere indennizzati nel caso di terreni non a scopo di lucro, mantenendo il diritto di residenza. In caso di alloggi o terreni a scopo di lucro, l’indennizzo per i proprietari dovrebbe essere fortemente regressivo. Finché l’espropriazione e la democratizzazione dei terreni non saranno politicamente fattibili, la GISO chiede l’introduzione delle seguenti misure a corto e medio termine.

 

Espropriazione delle grandi società immobiliari

Le grandi società immobiliari e le loro proprietà devono essere trasferite al settore pubblico, nel caso non possano dimostrare che gli appartamenti vengono affittati secondo il principio dell’affitto a costo effettivo. Le azioni detenute dai privati dovranno essere compensate fino a un determinato importo.

 

No agli insediamenti senza vita

Per la GISO quartieri pieni di ville e scarsamente utilizzate vanno eliminate. Il terreno va pianificato in modo misto, in modo che si possa vivere, lavorare e svagarsi nello stesso luogo.

 

Statalizzazione del suolo

Tutti i terreni vengono espropriati senza indennizzi e trasferiti al settore pubblico. I terreni non possono essere né acquistati né venduti, ed il loro utilizzo è deciso democraticamente dai consigli dei collettivi edilizi e dei lavoratori.

Nessuna vendita di terreni da parte di cantoni e comuni

Le autorità pubbliche non dovrebbero più essere autorizzate a vendere terreni, ma solo a cederli in base al diritto edilizio. Molte comuni vendono i propri terreni per migliorare le proprie finanze. Ciò va fermato.

Diritto di prelazione dello stato

Quando un terreno viene messo in vendita, lo stato dovrebbe avere il diritto di acquistarlo prima di chiunque altro. In linea di principio, si potrebbe utilizzare questo diritto per riportare il suolo sotto il controllo democratico.

 

Tassare gli utili sui terreni

 Nel caso il valore di un terreno aumenti a causa dell’azzonamento, l’aumento dovrebbe essere completamente assorbito da un’imposta del 100%. Lo stesso vale per gli investimenti pubblici in infrastrutture (ad esempio, i miglioramenti dei trasporti pubblici). Le perdite di valore dovranno anche essere totalmente compensate, anche nel caso dei privati.

 

L’affitto a costo effettivo non deve superare i costi di gestione dei proprietari

Chiediamo inoltre una quota pari almeno al 60% di alloggi a pigione moderata (cioè con affitti non superiori al 10% del salario mediano) per comune. Nel caso di affitti abusivi, l’onere della prova spetta attualmente agli inquilini, che devono fare causa per il loro diritto a un alloggio a prezzi accessibili. Chiediamo l’ispezione di tutti i conti delle società immobiliari da parte deli comitati degli inquilini e delle associazioni. Questi comitati dovrebbero garantire l’affitto a prezzi regolari. In una fase di transizione, è possibile fissare un tetto massimo[11] per gli affitti, soprattutto negli agglomerati urbani, per bloccarne ulteriori aumenti.

 

Aumentare il sostegno ai costruttori di alloggi senza scopo di lucro

Lo stato dovrà anche fornire un sostegno finanziario per la costruzione di alloggi senza scopo di lucro. Le opzioni sono la concessione di prestito senza interessi e la garanzia del settore pubblico. Questi strumenti facilitano la creazione di cooperative edilizie rendendo più facili i finanziamenti iniziali per i soci.

Quando lo stato finanzia l’affitto di persone svantaggiate economicamente, sovvenziona i proprietari di immobili che chiedono affitti esorbitanti per alloggi a basso costo. Perciò, lo stato dovrebbe mettere a disposizione di queste persone alloggi a prezzo ridotto, o facilitarne l’ingresso in cooperative.

Nel caso il valore di un immobile dovesse cambiare, l’utile derivato dovrebbe essere tassato al momento della vendita. Questa tassa dovrà essere progressiva e decrescere in rapporto al tempo di detenzione del terreno. L’imposta sugli utili derivati da immobili dovrà essere armonizzata in tutta la Svizzera ed aumentata drasticamente.

 

Abolizione delle casse pensioni

Per porre fine alla speculazione immobiliare, le casse pensioni devono essere abolite. Le logiche di investimento di capitale nel secondo pilastro non devono interessare il mercato immobiliare. Il sistema pensionistico deve essere convertito in una pensione popolare, finanziata in modo proporzionale.

 

Limitare l’espansione urbana

La crescente domanda di alloggi deve essere soddisfatta costruendo in modo denso e con una pianificazione coordinata, invece che con ulteriori estensioni dei terreni edificabili. La superficie edificabile totale deve essere mantenuta costante. I comuni dovrebbero comunque essere liberi di scambiare tra loro le zone edificabili. Solo uno sviluppo insediativo coordinato può impedir un’ulteriore estensione dei territori edificabili a scapito delle aree verdi. Inoltre, le zone edificabili su cui non viene costruito nulla per determinati periodi di tempo dovrebbero diventare proprietà pubbliche.

 

Rivitalizzare gli spazi vuoti!

Spesso le stanze vuote e i locali commerciali rimangono inutilizzati per molto tempo, sia perché in campagna si costruiscono troppe abitazioni, sia perché in città si costruiscono troppi uffici. Accade anche che gli appartamenti vengano acquistati dagli investitori unicamente a scopo speculativo. Molti di questi spazi vuoti sono il risultato del nostro sistema economico, che non crea spazi utilizzabili secondo le esigenze delle persone ma secondo logiche di profitto. Chiediamo quindi che gli spazi temporaneamente vuoti possano essere utilizzati temporaneamente per attività senza scopo di lucro. In questo modo, la classe lavoratrice, le associazioni e i collettivi potranno usufruire di spazi senza dover pagare cifre enormi

 

Investimenti in abitazioni ecologiche

Un fondo d’investimento di diverse centinaia di milioni di euro sarà creato appositamente per le ristrutturazioni ecologiche delle abitazioni non a scopo di lucro. Quanto più alta è la quota di alloggi, tanto più denaro dovrà essere versato nel fondo. Le società immobiliari dovranno pagare una tassa aggiuntiva per ogni appartamento che non soddisfi determinati standard ecologici. Se gli effetti di questa imposta verranno trasferiti sugli affitti, le società dovranno essere severamente punite, fino all’esproprio. Tutti i nuovi edifici residenziali dovranno soddisfare specifici ambiziosi standard ecologici in termini di isolamento, riscaldamento e consumo energetico.

 

[1] https://www.bfs.admin.ch/bfs/de/home/statistiken/bau-wohnungswesen.html

[2] https://www.bwo.admin.ch/bwo/de/home/Wohnungsmarkt/zahlen-und-fakten/wohneigentumsquote.html

[3] https://www.bwo.admin.ch/bwo/de/home/Wohnungsmarkt/zahlen-und-fakten/mietbelastung.html

[4] https://www.mieterverband.ch/mv/mitgliedschaft-verband/zeitschrift-mw/artikel/2019/Das-Geschaeft-mit-den-Mieten.html

[5] https://www.handelszeitung.ch/invest/pensionskassen-investieren-immer-starker-hauser

[6] https://www.mieterverband.ch/mv/politik-positionen/news/referenzzinssatz/raiffeisenbank-vor-ueberhitzung.html

[7] Articolo 25 della carta dei diritti umani: “Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; […]”.

[8]  L’affitto a costo effettivo si basa sul costo totale di manutenzione, interessi ipotecari e amministrativo del locatore. Con l’affitto a costo effettivo non si trae profitto.

[9] https://www.mieterverband.ch/mv/politik-positionen/news/referenzzinssatz/raiffeisenbank-vor-ueberhitzung.html

[10] Bundesamt für Statistik, Arealstatistik 2013/18, https://www.bfs.admin.ch/bfs/de/home/statistiken/kataloge-datenbanken/medienmitteilungen.assetdetail.6646451.html

[11] Un tetto massimo per gli affitti è uno strumento per abbassare i costi dei terreni e per fermare gli aumenti di affitto ingiustificati.